Accadrà di nuovo

1 gennaio 2014

20131231-150707.jpg

Il freddo del mattino alle 9:30 circa, che quel bel sole trasforma nel fresco asciutto e sapido di odori di ristoranti all’opera, coccola la pelle ancora in pieno adattamento, dopo uno scrub al mentolo e un paio di shock freddo-caldo-freddo, una mano in tasca e una sulla reflex comprata da poco, con la perenne impostazione automatica e il suo obiettivo di serie, ma vuoi mettere che foto che fa! La strada diventata famigliare se non per quel dubbio su quale fosse la traversa da prendere, ah sì, quella dopo… è sempre quella dopo, ma andiamo alla stazione o prima facciamo colazione? Abbiamo abbastanza soldi per Starbucks o magari entriamo in un konbini? Oggi è il primo dell’anno, non badiamo a spese.
Non voglio pensare oltre il prossimo futuro, oltre i prossimi dieci minuti, altrimenti tutto si rompe, come una bolla senza glicerina. Oggi non abbiamo voglia di ristorante, ma di bancarelle e di tempio, la polvere accumulatasi nei giorni scorsi sembra appartenere al 1800, le macchine sfrecciano, ma nella nostra testa ci sono i monaci e il loro mantra. Una spiritualità che non gestisco, che non sento conforme, ma è autentica. Incenso.
Il cibo sembra più buono, la yaki soba è semplice, ma deliziosa, la seppia è solo grigliata, eppure… Hai qualche monetina? Tu lo vuoi il the verde? Quale? Tieni, aspetta che ho sbagliato, ma assaggiamolo lo stesso, se poi non ti piace lo bevo io. Abbiamo le tasche piene di monete, lasciamo le banconote per domani, magari stasera prendiamo qualcosa al konbini prima di tornare in albergo.
Ma vedi che la periferia di Tokyo è bellissima, questo quartiere poi mi piace molto, ma come si chiama? Non mi ricordo… State tutti bene? Cos’è, ah ma è sake, come funziona? Ok… Agemashite omedetou gozaimaaaasu! Speriamo bene, non esprimo desideri neanche davanti alle candeline, magari così funziona.
Cosa facciamo oggi? Non mi interessa, facciamo quel che volete, sono a Tokyo, non importa, anche se abbiamo passato la mezzanotte in stazione è stato fantastico, abbiamo conosciuto quel musicista… Il karaoke ci ha fatto perdere tempo, ma quando ci ricapiterà?! Non preoccuparti… Accadrà di nuovo.

Il nostro Natale a Tokyo

24 dicembre 2012

Ciao a tutti amici miei, torno a scrivere ora in occasione del Natale che, come ogni anno, risveglia i ricordi e ci porta a dire “a quest’ora eravamo qui…” “poi avremmo fatto questo, e quest’altro…”, giusto per essere masochisti!

Il nostro Natale a Tokyo non è stato bello e non è stato deludente, è stato il nostro NATALE A TOKYO, e non è il titolo dell’ennesimo cine-panettone. Abbiamo notato che, nonostante come tutti sappiamo, il Natale in Giappone non sia una festività, si tratta della solita scusa per abbellire, illuminare, spendere, mangiare… e che queste scuse ben vengano, magari con maggiore frequenza!

Luminarie ad Omotesando

Luminarie ad Omotesando

Il 25 dicembre in Giappone lavorano TUTTI (ma va…)! La vita scorre come ogni giorno, ci sono solo più lucette in giro, qualche cappellino da Babbo Natale in testa a qualche commesso\a e naturalmente tante Christmas Cake nei negozi, i giapponesi amano la loro torta natalizia caratteristica, e neanche a noi è dispiaciuta a dire il vero.

La torta che abbiamo comprato per onorare l'ospitalità di Kuga-san, della Guest House 1965

La torta che abbiamo comprato per onorare l’ospitalità di Kuga-san, della Guest House 1965

Anche i caffè si adeguano al periodo, sfoggiando le mini Christmas Cake, naturalmente in edizione limitata al periodo natalizio.

Mini Christmas Cake da Starbucks

Mini Christmas Cake da Starbucks

Il personale del nostro albergo ci ha offerto una ottima torta di Natale, dall’augurio su cialda di cioccolato bianco supponiamo sia di pasticceria francese, e Tomohiro, il consierge addetto agli ospiti italiani, ha fatto da consulente per la scritta sul piatto, è stato un gesto che abbiamo apprezzato molto.

Il gradito omaggio dello Shiba Park Hotel

Il gradito omaggio dello Shiba Park Hotel

Per il resto, il nostro Natale giapponese è stato un giorno a Tokyo come tanti, l’unica magia che sentivamo era quella che un turista sente nel proprio cuore, e con la stessa magia vi auguro un sereno Natale! A presto…

Un gradito omaggio

23 ottobre 2012

In una giornata lavorativa come tante, una mia collega mi regala questo bellissimo tortino, ricevuto a sua volta in dono da un amico giapponese.

Il fatto che lei ne abbia tolto uno dalla scatola, per regalarlo a me, il suo collega che tanto ama il Giappone, mi rende davvero felice, perchè la mia passione passa attraverso le persone che mi sono vicine prima di essere canalizzata nel blog che stai leggendo. Le sono davvero molto grato.

Questa sera lo condividerò con la mia famiglia, perché è giusto così.

Kuramoto Clinic

23 aprile 2012

Il Dr. Akira Kuramoto

Ho sentito criticare la sanità giapponese per molti aspetti, dalla lentezza dei soccorsi ai metodi di prevenzione e cura discutibili, ma non voglio entrare in meriti che non mi competono, voglio invece parlarvi della clinica del dr. Akira Kuramoto.

È una clinica privata che si trova a Tokyo, nel quartiere Shiba Koen in Minato-ku, prendete la Yamanote e scendete alla stazione di Hamamatsucho, uscite dal World Trade Center e proseguite in direzione della Tokyo Tower (l’avrete a vista), dopo qualche minuto passate sotto la porta Daymon e a destra, a circa cinquanta mentri, al pian terreno dell’Ikeda Building, c’è l’ingresso della clinica.

So che magari questo è un argomento insolito per un blog che parla del Giappone e della città di Tokyo, spesso se ne decantano bellezza, tranquillità, divertimento, ma credo sia utile conoscere anche diversi aspetti pratici; il Dr. Kuramoto si trova a 2 minuti a piedi dallo Shiba Park Hotel, albergo dove ho alloggiato, ma i consierge non lo conoscevano, quindi fate bene ad affidarvi alla loro competenza, ma se ne sapete qualcosa in più è tutto di guadagnato.

Entrando nella clinica ci si può accomodare in sala d’aspetto su di un divano in pelle nera mentre si compila una scheda consegnata dall’infermiera, dove specificheremo tutti i nostri sintomi; in questo modo il dottore sa che direzione prendere e come improntare la visita.

Appena il dottore saprà che siete italiani, probabilmente vi darà una falsa speranza dicendovi “mi chiamo Kuramoto”, ma sono le uniche parole che conosce, poi si rivolgerà a voi in un inglese esemplare, dunque non temete. La sua gentilezza vi metterà subito a vostro agio e noterete subito il suo metodo attento e risoluto.

È estremamente esigente nei confronti del proprio personale, supervisiona ogni procedura prima di procedere alla somministrazione dei medicinali (nel mio caso una flebo di antibiotico ed anti piretico) ed è molto preparato (ha riconosciuto la penicillina che stavo prendendo solo da uno scorcio della grafica della confezione…).

Ho avuto l’impressione di essere davanti ad un medico che ha viaggiato molto, che si comporta come un occidentale, ma con la precisione e la dedizione di un orientale, mi sentivo meglio solo a guardarlo.

Dopo la terapia sono stato congedato dallo staff intero con i migliori auguri per la mia permanenza in Giappone ed avevo con me una lettera, se avessi avuto ancora problemi sarebbe stato sufficiente consegnarla al dottore che mi avrebbe visitato, per essere al corrente di tutto il mio trascorso clinico.

La clinica è privata, dunque a fine visita ci sarà ovviamente un conto da pagare, ma se avete stipulato un’assicurazione sanitaria, non avete di che temere, sarete rimborsati secondo i termini contrattuali, a me è stato sufficiente inviare per posta il modulo di denuncia e le ricevute delle cliniche (io ne ho conservato le fotocopie), e in circa 10 giorni ho ricevuto un assegno equivalente al TOTALE della spesa, quindi non siate imprudenti, l’assicurazione vi fa viaggiare tranquilli.

Se avete dubbi o volete altri chiarimenti non esitate a contattarmi, alla prossima.

Per chi si è perso la quarta parte…

Nella periferia di Kyoto ho avuto il piacere di passeggiare nelle piccole stradine dei quartieri residenziali, cercando di immedesimarmi sognando per qualche istante di appartenere a quella quotidianeità.

Qualche scooter elettrico, un paio di furgoncini delle poste e null’altro, un bellissimo parco giochi per bambini con un diamante da baseball dove un ragazzo di circa 15 anni giocava con i suoi genitori e un bimbo che dallo scivolo ci ha notati e d’istinto ci ha salutati con uno squillante BYE BYE!

L’ultimo giorno l’abbiamo dedicato all’acquisto dei regali, tra l’emozione di trovare degli oggettini adatti ai nostri cari iniziava a farsi strada un’amarezza che mi sarei augurato di non provare mai.

Il nostro viaggio di ritorno era organizzato in maniera strana dal tou operator: volo da Osaka Kansai alle 8:15 per Tokyo Narita con JAL e poi Alitalia destinazione Roma Fiumicino… per poter essere ad Osaka in tempo per il volo non potevamo partire al mattino presto, ci vogliono 40 minuti di Shinkansen. L’unica soluzione è recarci in aeroporto la sera prima e trascorrere lì la notte.
Nonostante avessimo ancora una notte prenotata in albergo, chiediamo il check out anticipato e il personale non chiede nulla per discrezione, raggiungiamo la stazione di Nijo, prendiamo la metro per Kyoto e da lì Shinkansen fino ad Osaka.
La notte in aeroporto è stata abbastanza movimentata, abbiamo trovato delle poltroncine su cui sdraiarci nei pressi di un distributore di bevande che ci ha tenuto “compagnia”, verso le 3:00 quando ormai l’aeroporto era chiuso ed io stavo quasi per addormentarmi, noto una presenza che mi fissa e che mi sussurra qualcosa, era una poliziotta che chiedeva il mio passaporto per un controllo, il tutto senza toccarmi. Ora non so da quanto tempo stesse li, ma di sicuro avrebbe ripetuto “Sorry, passport check, please!” fino a che i miei occhi non si fossero aperti. Spiego la ragione della nostra presenza lì e faccio un sunto dei nostri orari; gli agenti erano tre, due donne e un uomo, una donna ascoltava me, l’altra controllava il passaporto della mia ragazza e l’agente alle loro spalle aveva la mano sulla pistola, prontamente tolta una volta resi conto che eravamo solo due turisti con alle spalle un’organizzazione pessima!

Avevo inserito un lato del mio rail pass nella fodera protettiva del passaporto, in modo da averlo sempre a portata di mano, ma i poliziotti si chiedevano come mai in Italia stampassero direttamente i pass con il passaporto… poi sono stato io a mostrar loro il trucco!

Il volo per Tokyo è stato così rilassante che ho dormito per tutto il tempo, quindi non lo ricordo, e a Narita c’erano degli operatori aeroportuali che si sono occupati del nostro trasferimento, dandoci degli adesivi da attaccarci addosso per essere sempre guidati da chiunque ci vedesse in difficoltà.

A Roma, all’aeroporto di Fiumicino, siamo tornati alla realtà, dopo 10 giorni trascorsi in una dimensione per noi nuova. È stata proprio la novità che ci ha fatto accusare lo stress da rientro, se fossimo stati abituati sarebbe stato tutto diverso, magari chi viaggia spesso non prova queste sensazioni, o forse sono solo un ricordo.

Dopo esattamente un anno, il 23 dicembre 2010 siamo partiti di nuovo alla volta di Tokyo, stesso albergo, stesse persone da rincontrare, la mia salute di ferro e tanti nuovi amici, ma ve ne parlerò in un’altra occasione.

Grazie per aver seguito il mio racconto, spero di esser riuscito a trasmettervi le mie emozioni, a presto!

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 1.000 follower